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QUELLO STRANO MODO DI CREDERE CHE CERTE CAZZATE SONO DELLE BUONE IDEE

i MIEI 52 GIORNI IN SICILIA(VESPRI SICILIANI NR 1)LA RISPOSTA DELLO STATO DOPO L'ASSASSINIO DEL GIUDICE BORSELLINO

// I MIEI PRIMI TRE DI 52 GIORNI IN SICILIA(Vespri Siciliani nr1) ///// A fine luglio di quell'anno, abitavo ad Udine, in quella la casa che dopo il terremoto e lo sfollamento da Gemona del Friuli mi era stata assegnata, quando squillò il telefono. Era il mio comandante uno dal cognome di quelli da un romanzo di Puzo, per giunta nativo di Corleone ma ogni riferimento è puramente casuale. Il capo mi preannuncio che ero stato scelto assieme ad Antonio, giovane Tenente d'Accademia, neo assegnato all'Unità, per una non meglio specificata missione da espletare in Sicilia. Concluse che i particolari li avremmo saputi nel suo ufficio, nella sede di Vacile di Spilimbergo, caserma De Gasperi(*). E così fù , preparato lo zaino, baciato la moglie , salutato il figlio, Andrea, ormai adolescente, in equipaggiamento da operazioni , armati di Beretta mod 39 cal 9 .con dotazione d'arma. Alle 09 del mattino eravamo già in autostrada da Portogruaro a bordo di un 900 Fiat, minibus, da sei posti ed una Fiat Uno. Ci dividemmo i compiti di conduttori, io guidavo la vetturetta e il tenente il pulmino. Due caporali maggiori, con uno di essi, scrissi un pezzo a quattro mani, facevano da conduttore di riserva e li posizionammo uno per ciascuno dei mezzi .A bordo avevamo due taniche da venti litri di benzina come scorta per ogni automezzo e viveri a secco per due giorni più una razione k . Era la riserva della quale ci raccomandarono l'uso parsimoniosamente, ne avremmo avuto bisogno per evitare rabbocchi e soste presso le aree di servizio fino all'unica sosta tecnica e fisica prevista . Ottenni di fare l'autostrada Adriatica prevedendo di effettuare una sosta a Bari, città dove ero riuscito a mettermi in contatto con un mio collega di corso per evitare di imbatterci nel vuoto di fine settimana e ingenerare problemi sullo straordinario , evitando di coinvolgere personale senza che fosse interessato all'operazione. Lì, feci accomodare uomini ed armi mentre personalmente approfittai per andare a baciare mia madre, ormai vedova da due anni. Riprendemmo il viaggio al mattino, dopo la colazione del personale, direzione Taranto per raccordarci con la Salerno Reggio. Certamente richiamavamo l'attenzione dei vacanzieri quel venerdì di un 31 Luglio, vigilia di fine settimana e notoriamente inizio delle vacanze per l'italiano medio ancorpiù sulle coste tirreniche della meravigliosa Calabria. Alle fermate del piscio, ci guardavano con un misto tra curiosità e compassione, loro sbracciati, dai berretti sportivi, con mogli e bambini a seguito e noi con il norvegese, la così detta stupida. I cappelli alpini erano chiusi in scatole appositamente predisposte prima della partenza. Tutti in mimetica color verde marcio, giacca indossata anche se con manica arrotolata con ai piedi le pedule da montagna, le desertiche , più leggere, sono state distribuite in occasione della prima missione in Irak, 2003. Un vero pericolo nel guidare mezzi come quelli affidatici, i piccoli pedali stridevano con la suola a carroarmato degli scarponi. Occhi aperti nelle code che innumerevolmente ed a causa dei lavori in corso si avvicendavano ai pochi tratti dove si poteva scorrere velocemente. La fondina piena al cinturone poi ci induceva un comportamento circospetto , sempre in due a guardia degli automezzi con io o il tenente ed uno dei ragazzi .Consumavamo quanto eravamo riusciti a sgraffignare tramite il collega Ezio, in cucina, a Vacile, la cioccolata della razione da combattimento era ormai solo da bere in quanto al cordiale o grappa neanche a parlare, solo il barattolo della minestra di fagioli non soffriva e ci avrebbe fatto risparmiare di scaldarlo se l'avessimo aperto. Sognavamo una birra ghiacciata ed una pizza a Lentini la località dove eravamo diretti. Il nostro Comandante aveva infatti preso accordi con il comandante dei Carabinieri della Stazione Locale dove arrivammo all'incirca le 20 . Il maresciallo, vedendo la sofferenza sui nostri volti accennò una battuta, lo gelai chiedendogli subito che ci portasse dove aveva promesso al mio capo, approfittando ancora della mezz'ora di luce. Quando ci arrivammo dopo aver percorso una serie di tortuosità, percorrendo strade e stradine, per usare un eufemismo, ci imbattemmo in un terreno che aveva l'apparenza di essere stato dissodato da poco. Era accidentato, ricco di zolle rimosse, dalla vegetazione bassa e povera, in quanto alle strade che facessero da anello e collegamento con quelle di alto scorrimento, secondo il linguaggio isolano, nemmeno l'ombra. Inoltre avremmo dovuto inventarci una tubazione per l'acqua, dalla lunghezza di circa un centinaio di metri cosa che incuriosì l'UPG . Pensai che forse lui di centri logistici ne aveva solamente sentito parlare. Che potevo mettermi a spiegare di centro di rifornimento, docce campali, infermeria, lavaggio automezzi e cisterne per acqua, posti distribuzione viveri, carburanti e munizioni, acqua per le dotazioni ed attrezzature del plotone sussistenza, utilità proprie di un battaglione logistico in operazioni. Mentre mi guardava con un'aria interrogativa, sentii che i nostri indumenti avevano fatto il pieno di sudore, glissai e cambiai discorso, chiedendogli dove potevamo andare a mangiare una pizza. La risposta fu un invito a bere qualcosa al bar della piazza del paese, prima di entrati ci disse che il posto dove avrebbe voluto indicarci era chiuso per ferie , gli altri, secondo lui, poco raccomandabili. D'altronde lui lì era una delle autorità dovevamo fidarci almeno per quello. Entrammo nel frattempo nel bar dove gli avventori, tutti maschi di una certa età, smisero di parlare al nostro ingresso, riconoscendo forse l'UPG in borghese. Sembrava una scena tratta da quel film te omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, "il giorno della civetta". Ah, feci per svincolarmi, abbiamo i due ragazzi, lasciati in caserma e fu anche la scusa per uscire da quel posto. Neanche l'acqua ci venne voglia di bere guardando le scansie dietro le vetrinette, vuote e dalla pulizia incerta. Ci riavvicinammo alla caserma dove il piantone venne incontro al suo comandante comunicandogli che lo aveva cercato telefonicamente il nostro. Quella volta i cellulari erano solo nella nostra immaginazione, gli demmo il numero della caserma e lo richiamammo dal telefono della stazione. Egli ormai contava su quanto gli aveva preannunciato il Maresciallo quando lo ragguagliai invece sulla nostra ricognizione rimase muto e chiese che glielo passassimo. Questi, capendo al volo la situazione, appena ebbe la cornetta in mano, dopo agli ordini signor colonnello, esordì assicurando al nostro boss che si era accordato con il suo comandante di Compagnia. L'indomani ci avrebbe mostrato un'altra area viciniore al porto, più confacente, disse usando questa volta la parola logisticamente . Intanto ci mostrò la stanza dove tutti e quattro avremmo dovuto riposare su altrettante brandine. All'apertura dei nostri sacchi a pelo, corrispose la minacciosa chiusura delle nostre palpebre, come le tapparelle quando si rompe l'avvolgibile, fine dell'adrenalina del viaggio. Appena in tempo di sbocconcellare quei panini ed il panificato della razione sorseggiando il brodo che sapeva dell'acqua nelle bottigliette di plastica. Evitammo di accendere la meta per scaldare la minestra di fagioli e ci gettammo per dormire il sonno dei giusti. Ci svegliammo prestino per salutare il Maresciallo però mi pare fosse già in giro non rammento, comunque alle nove circa eravamo dal comandante la sua compagnia, il quale poco dopo a bordo della vettura di servizio ci guidò verso quello che volevano fosse il posto. Un recintato dove si mescolavano ancora qualche residuato di merce varia e topi, dal fisico felino, i quali rivendicavano la loro proprietà attraversando baldanzosamente la strada sfuggendo alle nostre auto. Qualche anno dopo a Salonicco ne vidi di più grossi i quali facevano paura persino ai cani randagi del porto, chiusa parentesi. Salutammo il comandante, assicurandogli che lo avremmo informato sugli sviluppi, quanto prima mentre riceveva sulla sua radio comunicazioni a go go. Sfidando la spasmodica tangenziale ed il traffico caotico, l'unica pecca , forse per una città piena di vita e di storia, qual'è Catania(**)ci avviammo finalmente verso la caserma Sommaruga. Finalmente potevamo sederci a mensa e mangiare un pasto che potesse definirsi tale dopo i convenevoli e di rito , quali saluto comandante e bandiera del reggimento carri. Ebbi una comunicazione con il mio comandante al quale riferì le mie perplessità sull'ultima area visitata- Lui mi preannunciò che l'indomani sarebbe arrivato nel pomeriggio, prima che il nucleo avanzato con altri approdasse al porto proveniente da quello di Trieste. Questo significava che sarebbe dovuto essere prelevato dalla fiat Uno all'aeroporto, nel frattempo cercammo una stanza d'albergo, trovandola al Nettuno, perchè lì non c'era posto per la notte. Dopo aver sistemato la truppa e assicurato le armi in armeria, io mi tenni beretta e munizioni. In quell'occasione ci rincorse il centralinista con un messaggio a firma dello stesso Comandante della brigata. Questi ci convocava l'indomani alle ore 08.00, presso il Reparto Aviazione Leggera dell'Esercito nei pressi dell'aeroporto di Catania. Compimmo una ricognizione al porto ed all'aeroporto per riconoscere zone di sosta ed eventualmente tutto quello che potesse essere d'utilità ai reparti in transito. Ma fu anche l'occasione per darmi una ripulita e rincontrare un mio vecchio camerata e collega di complemento con il quale avevo diviso quasi tutto nel servizio di prima nomina, a Treviso, da ufficiale di complemento(--). Orazio era divenuto, nel frattempo un brillante avvocato penalista del foro Catanese. Mi venne ad accogliere in albergo insieme ad un suo amico ,questi, qualche tempo dopo , lessi che era divenuto sindaco della città etnea. Mi portò a Pozzallo, a bordo della sua auto decappottabile, io mi ricordo, sfoggiai il mio capello d'alpino con la penna bianca. La mia pistola legata al polpaccio della gamba destra e le munizioni in tasca. Mi rilassai prima che incontrassi il generale Comandante(***).. Aveva bisogno di muoversi ed era senza auto in quanto per un imprevisto, quella designata a lui, un Alfa blu, era rimasta in sede, per un problema meccanico. Forse per questo notai in Lui un certo disappunto e tagliò corto perchè aveva premura di recarsi a Piazza Armerina dove prevedeva di sistemare il comando Brigata ed il suo Reparto Comando e Supporti. Fui combattuto se trasportarlo con il fiat 900 o la uno visto che l'indomani avrebbe dovuto prelevare il mio capo. Decisi di rimandare il fiat 900 alla Sommaruga mettendo in libertà i due ragazzi e con il Tenente decidemmo di condurlo fino dove era diretto. Ritenni che sarebbe stata la stessa decisione che avrebbe intrapreso il mio comandante. Tra la cittadina della Villa Romana del Casale, in provincia di Enna e Catania, c' è più di un'ora di guida, traffico permettendo. L'illustre ospite, non nascondeva la sua impazienza e di tanto in tanto esplodeva con critiche sia tra la strada piena di traffico che sulla scarsa velocità dell'utilitaria sulla quale si trovava a bordo. Con tutta la mia buona volontà dovevo stare attento sopratutto sui tornanti tant'è che nemmeno fui risparmiato da critiche sul mio modo di guidare. Fortunatamente arrivammo a destinazione, in tempo perchè Antonio, seduto sul sedile posteriore , evitasse di scoppiare in una risata, trattenuta a stento durante il viaggio. All'ingresso del Paese eravamo attesi da un autoctono che seppi dopo gli era stato raccomandato dalla sezione ANA di Catania Questi ci guidò al luogo dove si sarebbe dovuto sistemare il Comando della Julia. Apro parentesi , qualcuno certamente si starà chiedendo come mai un Generale comandante di brigata, arriva prima dei suoi, del suo Stato Maggiore, per ricognire ed assicurarsi personalmente dell'aderenza alle esigenze della sua unità oltretutto trattando direttamente con i forieri di alloggiamento. Domanda che può trovare una plausibile risposta nelle escursioni effettuate in primavera -estate di quell'anno in Garfagnana(°). Tornando a Piazza Armerina, lasciammo momentaneamente il Generale a chiacchierare e mi accorsi che di lì a poche centinaia di metri intravedevo uno spiazzo, immerso in una vegetazione mediamente alberata. Attesi il mio turno e formulai una domanda all'autoctono e così seppi che sotto quello spiazzo c'era un lago, cisterna naturale, piena d'acqua per tutte le stagioni, non solo, che essa si poteva pescare da più manichette ed una presa attrezzata per la distribuzione. Inoltre il posto era vicino alla strada principale, in periferia della cittadina senza interferire con la sua vita di ogni giorno. La zona offriva riparo con vegetazione naturale e risultava adiacente alle principali vie di comunicazione. In quanto all'anello necessario per il deflusso ed afflusso incondizionato di automotomezzi sembrava fatto apposta dalla configurazione dell'area, insomma un centro logistico quasi da manuale . Ma allora ti avrò tra le scatole , mi disse il grande Ferruccio Boriero , sembrava una battuta ma detta con il ghigno che gli era congeniale, mi venne in mente le sue osservazioni durante il viaggio e quando apostrofava qualcuno in fallo dicendogli che fosse meno di uno zingaro, insomma metteva soggezione. Io all'epoca ero stato promosso maggiore, mi misi sull'attenti e chiesi di parlare. A permesso accordato esordii dicendo testualmente se c'è lei con il Suo Comando e Supporti , anche noi ne facciamo parte, a debita distanza, s'intende. Oltretutto credo di capire che i nostri reparti avranno aeree di competenza viciniori e potremmo rifornirli e sostenerli secondo dottrina in auge, domiciliarmente . Suppongo che apprezzò il mio coraggio tant'è che mi permise di continuare e ne approfittai per raccontargli che in considerazione dell'imminenza dei primi nuclei avanzati il tempo per cercare un'altra area era ridotto al lumicino. Poi calcai la mano su quella proposta, nei pressi del porto della quale lui non so quando era già al corrente inspiegabilmente. Feci un cenno ai precedenti di Massa Marittima(°) e gli descrissi la buona salute dei topi con i quali c'eravamo imbattuti. Si convinse ed io sospirai di sollievo, autostimandomi di esservi riuscito riuscito a maggior ragione avrei potuto convincere il mio diretto boss. Ma la mia soddisfazione fu anche che con questa decisione ero riuscito a bypassare i soloni dell' ufficio logistico della brigata, i quali all'epoca, erano più critici che consiglieri e non vedevano l'ora di prendersi un rivalsa dopo la disfatta subita in Garfagnana. Era fatta da quel momento gran parte della Logistica dei Vespri sarebbe stata organizzata a Piazza Armerina. E così fu in effetti da quel momento e per tutta la durata dell'esigenza. Io ed una sparuta pattuglia di colleghi fummo artefici dell'inizio dei Vespri Siciliani. Una missione che lo Stato volle organizzare per sottolineare la sua presenza con le Forze Armate. Quella presenza più volte messa in dubbio dopo l'uccisione di Paolo Borsellino e la sua scorta, avvenuta quel maledetto 19 di luglio, in piazza D'amelio a Palermo, in quell'anno bisesto. Scaturita anche per la protesta della popolazione di Palermo alle esequie dei ragazzi e della ragazza della scorta del magistrato. E la Julia, al comando del generale Ferruccio Boriero, fu la prima Unità dell' Esercito a subire il battesimo, per quell'area , aprendo la strada a tutte le altre che poi ne seguirono la scia. r NOTE ( *) caserma Giovan Battista De Gasperi, Vacile di Spilimbergo, nulla a che vedere con l'Alcide primo ministro del dopoguerra. Era un ufficiale medaglia d'oro della seconda guerra mondiale alla quale era intitolata la caserma che attualmente è stata ridotta ad grosso impianto di energia solare.Il battaglione logistico Julia, era subentrato in quelle sede dopo lo scioglimento della brigata Mameli, passando di responsabilità sotto la brigata corazzata Ariete.. prima di allora era frazionata in distaccamenti, dislocati dalla pianura friulana fino alla Carnia, passando per Udine (-)in seguito ad una visita guidata sul cratere dell'Etna(L'uomo non divida ciò che la terra unisce)- (--). prima che un concorso mi promuovesse in servizio permanente effettivo destinandomi alla Julia. (**)Lì avrei dovuto, trascorrervi, successivamente dieci giorni, curando il collegamento e lo sbarco dall'aria e dal mare di uomini mezzi e materiali della brigata in arrivo così' come poi prima del ripiegamento ed il passaggio di responsabilità alla Cadore (**)l'unico il quale, seppi, in seguito, molti anni dopo, mi avrebbe sponsorizzato, senza che io gli avessi chiesto nulla , alla mia prima valutazione a colonnello, poi conclusasi negativamente, in quanto tra i generali suoi committenti, nella commissione esaminatrice, a nessuno di loro ero noto, al contrario di alcuni altri colleghi i quali erano plurisponsorizzati. (°)Il suo Stato Maggiore aveva scelto una ex fabbrica di prodotti chimici per cura e bellezza della persona, come sede del Comando Brigata, a Massa marittima. Ad esercitazioni iniziate le condizioni meteo, peggiorarono più di quanto accadeva generalmente in Carnia e nell'alto tarvisiano, in Friuli. Piovve ininterrottamente e violentemente per un giorno circa , quasi un diluvio. Noi ci salvammo grazie all'attendamento, tutt'altro loro nella vecchia fabbrica. L'acqua penetrò nei tombini dell'opificio e dai suoi sotterranei emersero dei liquidi strani accompagnati da miasmi maleodoranti .Più di un militare accusò dei disturbi probabilmente per allergie precedentemente ignorate. Ci fu una fuga di notizie con un articolo su di un giornale locale, di conseguenza fummo tutti mobilitati in esercitazione notturna di riallocamento del ComandoBrigata tra l'altro, viciniore all'area dove era accampato il mio battaglione.-r.d.

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